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ASSICURAZIONI AGRICOLE: STRUMENTO GIUSTO MA GESTITO MALE IN ITALIA
02.05.2017

ASSICURAZIONI AGRICOLE: STRUMENTO GIUSTO MA GESTITO MALE IN ITALIA

I rischi agricoli dovuti ad eventi naturali (come il clima avverso) e ad anomali andamenti del mercato (volatilità) sono in crescita esponenziale in Italia ed in Europa ed è per tale ragione che si parla molto di strumenti di prevenzione e di gestione delle crisi.

Le due ultime riforme della Pac hanno preso atto di tale esigenza, prevedendo dei finanziamenti specifici per gli agricoltori disposti ad utilizzare gli strumenti di copertura, come le assicurazioni per il raccolto ed i fondi di mutualizzazione.   

Oggi che si parla di prossima riforma Pac, quasi tutti auspicano che si possa insistere in tale direzione ed arricchire con nuove soluzioni le possibilità per le imprese di prevenire e gestire i rischi di perdita del raccolto e di riduzione del reddito.  

Come è stato di recente richiamato dalla Confagricoltura, tra i paesi comunitari, l’Italia è uno di quelli che ha puntato maggiormente sulle misure di prevenzione del rischio attraverso l’assicurazione agevolata dei prodotti agricoli.

La nostra organizzazione crede fortemente in tali strumenti e ne ha sempre sollecitato la diffusione, anche con campagne di sensibilizzazione rivolte alle imprese associate.

D’altronde le risorse disponibili – provenienti da Bruxelles – sono interessanti, con 1,6 miliardi di euro per sei anni, dal 2015 al 2020, messi a disposizione nel piano di sviluppo rurale nazionale.

Quindi ci sarebbero le condizioni per una ampia adesione degli agricoltori, i quali però si stanno disaffezionando allo strumento assicurativo, laddove invece l’obiettivo era quello di far crescere i contratti, con il rischio anche di perdere risorse comunitarie preziose che rischiano di tornare a Bruxelles.

Perché i risultati sono opposti rispetto alle attese che ragionevolmente erano state annunciate? La risposta è semplice e nello stesso tempo sconfortante e deludente: il sistema gestionale ed amministrativo messo in piedi a livello centrale (Mipaaf, Agea, Ismea) e territoriale (Regioni ed organismi pagatori) non si è rilevato all'altezza del bisogno e non è capace di far funzionare la macchina come dovrebbe.

In pratica, siamo in presenza del solito e ben conosciuto male italiano: la burocrazia che non funziona che non è responsabilizzata, non paga per gli errori commessi e non vi pone rimedio.

Alla fine a patirne le conseguenze sono gli agricoltori che non ricevono un servizio efficiente, qualificato, funzionale, nonostante non ci sia alla base un problema di dotazione finanziaria.

Alla base c'è il malfunzionamento delle procedure informatiche e ciò complica il processo di compilazione dei piani assicurativi individuali (Pai), ritardano l’erogazione dei contributi comunitari.

Si pensi che da alcune settimane si è aperta la nuova campagna assicurativa 2017 per le produzioni agricole, mentre si sta ancora provvedendo ai primi pagamenti alle aziende delle assicurazioni agevolate agricole che si riferiscono alle domande del 2015.

C'è inoltre un problema di farraginosità delle regole per calcolare le rese medie che non permettono alle imprese di attuare polizze con valori assicurati adeguati alle loro esigenze. Le imprese spesso sono costrette a stipulare contratti assicurativi con valori troppo bassi rispetto alle loro potenzialità produttive; e così le polizze agevolate finiscono per perdere di interesse per i contraenti.

In due anni si è perso il valore assicurato del 17% (-6% nel 2015, -11,3% nel 2016). Ma, se si entra nel dettaglio dei settori, si scopre che il valore assicurato delle produzioni vegetali è sceso del 26%, con una perdita di 851 milioni di euro.

E' arrivato il momento della denuncia senza mezzi termini e di chiedere alle istituzioni regionali e nazionali un intervento risolutore, partendo da una reale semplificazione e snellimento delle procedure; proseguendo con una ridefinizione del sistema del calcolo delle rese medie produttive delle imprese; finendo con l'individuare i responsabili di questo disastro e metterli da parte per manifesta incapacità.

Il tempo delle chiacchiere è finito, non si può continuare a fare finta di niente e mantenere un sistema amministrativo e burocratico che è palesemente incapace. 

Paola Battioli