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BENE IL MERCATO DEL LATTE NEL 2017, MA I RAPPORTI DI FILIERA VANNO MLIGLIORATI
09.11.2017

BENE IL MERCATO DEL LATTE NEL 2017, MA I RAPPORTI DI FILIERA VANNO MLIGLIORATI

Finalmente il 2017 ha segnato la svolta rispetto alla crisi durissima che i produttori di latte italiani hanno subìto nel recente passato. La situazione è migliorata sia per quanto riguarda la valutazione del latte crudo alla stalla, sia in riferimento ai derivati lattiero-caseari.

Anche sul fronte dei costi di produzione (in particolare la voce degli alimenti per gli animali e dell’energia) la situazione è sotto controllo, in quanto non ci sono più i preoccupanti picchi che abbiamo conosciuto negli anni scorsi.

Pertanto l’economia delle azienda zootecniche da qualche mese è sicuramente più tranquilla, anche se ci vorrà molto tempo per recuperare le ingenti perdite che ci sono state in passato, quando per tanti mesi gli allevatori sono stati costretti a produrre sottocosto.

Tuttavia, a ben guardare, la situazione del mercato del latte non è così tranquilla, come appare a prima vista. Ci sono degli elementi di disturbo che potrebbero potenzialmente incidere sugli equilibri di mercato e portare ad una destabilizzazione, con conseguente indebolimento della posizione degli allevatori.

Di questi temi ne abbiamo parlato a più riprese con i colleghi regionali e nazionali di Confagricoltura ed abbiamo allertato le Istituzioni nazionali e comunitarie a non abbassare la guardia e a non considerare tranquilla la situazione di mercato nel settore del latte.

In particolare, la variabile che più di tutte potrebbe giocare un ruolo negativo è l’esistenza di notevoli scorte all’intervento pubblico del latte scremato in polvere europeo, con la conseguente bassa quotazione di mercato.

In tali condizioni, l’industria di trasformazione del Nord Europa riduce per quanto possibile la produzione di latte in polvere, in modo da evitare delle perdite economiche e sposta la materia prima disponibile, verso utilizzi che sono remunerativi, con particolare riferimento ai formaggi.

È evidente allora come sia in atto una fase caratterizzata da deboli equilibri ed eventuali fenomeni nuovi, come ad esempio una ripresa oltre le attese delle consegne di materia prima all’industria, potrebbero scatenare delle forti reazioni.

Oltre all’andamento della congiuntura di mercato sarebbe opportuno seguire anche le altre dinamiche che incidono sul settore del latte. In primo luogo, in Italia è necessario fare i conti con un sistema di relazioni economiche all’interno della filiera che lascia a desiderare.

In passato, venivano concordati degli accordi interprofessionali a valenza nazionale che poi sono stati abbandonati, senza però sostituirli con dei metodi alternativi accettabili e tali da salvaguardare gli interessi della componente più debole del sistema produttivo e cioè dell’allevatore.

Oggi nel nostro Paese c’è un sistema a macchia di leopardo, con accordi aziendali, sistemi provinciali di determinazione del prezzo, ricorso allo strumento dei contratti individuali di riferimento. Manca, come si può notare, un modello di base che sia riconosciuto valido da tutti e che fornisca dei risultati equilibrati, tali da rispettare la posizione di tutti gli attori economici coinvolti.

L’Unione europea ha introdotto il pacchetto latte nel 2012 e di recente, con la riforma omnibus, lo ha parzialmente integrato e prorogato oltre la scadenza del 2020. Con tale intervento sono stati introdotti nuovi strumenti di regolazione del mercato facoltativi e obbligatori, come i contratti scritti da sottoscrivere prima delle consegne e la programmazione produttiva per i formaggi DOP.

Purtroppo a distanza di qualche anno dal varo del pacchetto latte non si sono verificati, almeno in Italia, quei cambiamenti che ci si attendeva ed i vecchi problemi continuano ancora a imperversare e preoccupare gli allevatori italiani.

In queste settimane in Lombardia che è la Regione italiana con la maggiore produzione di latte si sta parlando di come procedere al rinnovo dei contratti con l’industria privata di trasformazione visto che nella stragrande maggioranza dei casi quelli in corso scadono entro la fine del corrente anno. Credo che questa potrebbe essere l’occasione giusta per una riflessione più ampia che vada oltre le esigenze degli allevatori lombardi e si prefigga l’obiettivo di verificare altre possibili strade e nuovi modelli di riferimento per governare le relazioni economiche tra la componente agricola e quella industriale nello strategico comparto del latte bovino.

Sarebbe opportuno approfittare della stagione positiva per quanto riguarda il mercato ed intavolare un confronto serio e costruttivo tra tutti i soggetti interessati, coinvolgendo le OP e la cooperazione che insieme giocano un ruolo determinante nel contesto produttivo.

 

Paola Battioli