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GREENING: NO AL DIVIETO DEI FITOSANITARI PER LE AZOTOFISSATRICI
21.06.2017

GREENING: NO AL DIVIETO DEI FITOSANITARI PER LE AZOTOFISSATRICI

Gli agricoltori europei continuano a chiedere una semplificazione reale e tangibile di tutte le complesse norme in seno alla politica agricola comune (Pac), in particolare nel contesto dei requisiti dell'inverdimento.

Le imprese hanno bisogno di norme più semplici, mirate e facili da usare che permettano non solo di beneficiare delle misure della Pac in modo meno oneroso e più diretto, ma anche di contribuire a un settore agricolo più sostenibile.

Con la riforma del 2013, il mondo agricolo europeo e, in particolare, il Copa - Cogeca hanno accettato l'introduzione dell'inverdimento nella nuova Pac, a condizione che l'obiettivo ambientale sottostante i tre obblighi del greening non mini il potenziale produttivo dell'agricoltura.

A distanza di qualche anno dalla prima applicazione della riforma, dobbiamo constatare che tale orientamento non è stato salvaguardato. L'agricoltura europea sta perdendo potenziale produttivo, come dimostrano i dati statistici sulle superfici coltivate e sulle produzioni ottenute. In Italia ad esempio soffrono alcuni cereali tipici come il frumento duro ed il mais.

I requisiti dell'inverdimento sono troppo burocratici, complessi e soprattutto non adatti alla realtà della vita agricola. Le regole della Pac possono essere efficaci solo se noi agricoltori, in quanto gestori del territorio, vediamo una reale semplificazione delle norme e si arrivi alla rimozione di tutti gli ostacoli che vanno a condizionare le scelte produttive delle imprese.

La proposta della Commissione di vietare l'utilizzo dei prodotti fitosanitari nelle coltivazioni azotofissatrici, dichiarate per soddisfare l'obbligo delle aree ecologiche del greening, è uno degli esempi che dimostrano come si sta procedendo nella direzione sbagliata e in maniera tale da compromettere ancora di più il potenziale produttivo delle aziende agricole e dell'intero settore primario a livello europeo, aprendo così le porte a più cospicue importazioni dal resto del Mondo. 

Utilizzando pratiche agricole ordinarie, le colture proteiche possono contribuire alla riduzione delle quantità di concimi minerali e, in aggiunta, hanno un impatto positivo sul terreno e permettono di ridurre la necessità di fertilizzanti per la coltura successiva.

Questa scontata considerazione non è stata considerata dalla Commissione europea che ha preparato la proposta di modifica del regolamento delegato 639/2014, nel quale si prospetta l'opzione di introdurre il divieto dell'utilizzo di prodotti fitosanitari sulle colture azotofissatrici, colture intercalari e terreni a riposo quando sono dichiarati come aree di interesse ecologico.

Questa disposizione avrà un impatto negativo non solo sul settore delle colture proteiche ma anche sui settori dei cereali e dei semi oleosi. Inoltre eserciterà una pressione negativa sul reddito degli agricoltori che ha già subito una riduzione del 20% negli ultimi quattro anni (come chiaramente riconosciuto dalla Commissione europea).

L'adozione di tali misure porterà a un aumento delle importazioni di colture proteiche con un impatto negativo diretto sulla competitività dell'agricoltura europea. Ciò è chiaramente in contraddizione con l'accordo del Consiglio del 2013 sulle aree di interesse ecologico (AIE).

In conclusione questa proposta non porta alcuna di semplificazione e non prende in considerazione l'impatto sul potenziale produttivo dell'agricoltura e, pertanto, auspichiamo sia accantonata.

La Commissione agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo ha affrontato l'argomento ed ha respinto la proposta della Commissione Ue sulle modifiche delle regole per il greening. Purtroppo, la plenaria del Parlamento si è espressa in modo diverso e questo ci crea molte preoccupazioni.

Non sfugge che l'introduzione di un divieto fa emergere l'esigenza di eseguire i relativi controlli a livello di imprese agricole, per accertare che la restrittiva regola sia rispettata.

E' sempre la solita spirale tra proliferazione delle norme che genera complessità e oneri amministrativi. 

Peraltro, come abbiamo già notato, il divieto che la Commissione Ue intenderebbe introdurre riguarda in particolare le colture proteiche ed azotofissatrici, le quali producono effetti ambientali positivi conclamati.

 

Paola Battioli