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IL MERCATO DEL RISO IN ITALIA ALL’APERTURA DELLA CAMPAGNA 2017/2018
09.10.2017

IL MERCATO DEL RISO IN ITALIA ALL’APERTURA DELLA CAMPAGNA 2017/2018

Dopo la fine delle operazioni di raccolto dei riso per l'anno 2017 (campagna 2017-2018) è utile eseguire una ricognizione sulla situazione di mercato e tracciare un primo provvisorio bilancio dell'andamento della stagione.

La calura, unita alla siccità estiva hanno inciso sull'evoluzione della coltura, ma grazie alla sapienza degli agricoltori ed alla possibilità di ricorrere alla irrigazione, il danno è stato circoscritto. I primi dati produttivi indicano solo un marginale calo dell'offerta, nel complesso a livello nazionale. Ci sono state - è vero - delle condizioni locali difficili, come ad esempio, in alcune zone della provincia di Novara, colpite da violente grandinate in un momento cruciale della maturazione fisiologica.   

Anche la qualità in media è buona, anche perché nel corso del 2017 non si sono verificate condizioni favorevoli alla diffusione di malattie fungine e attacchi parassitari che in passato sono state decisamente più virulenti.

Nel 2017 c'è stata una leggera contrazione della superficie nazionale coltivata a riso, pari a 230.800 ettari, rispetto a 234.135 ettari dell'anno precedente (-1,4%).

Buone notizie arrivano anche dal fronte della resa di lavorazione, almeno stando ai primi dati disponibili, anche se su tale aspetto sarebbe meglio mantenere una certa cautela, almeno fino che non ci sarà un quadro statistico maggiormente consolidato.

In definitiva, la produzione 2017 è buona sotto il profilo quantitativo e qualitativo. I problemi sorgono quando osserviamo le quotazioni di mercato e le confrontiamo con il recente passato e quando si esaminano altre variabili fondamentali dalle quali dipende il futuro a breve termine del settore.

Così analizzando il delicato tema delle giacenze, considerando sia quelle disponibili a livello di produzione che di trasformazione, calcolate in equivalente riso lavorato, la campagna 2017/2018 sarebbe iniziata con un riporto di oltre 250.000 tonnellate di riso del vecchio raccolto, pari al 28% della produzione italiana media di riso lavorato. In pratica il fabbisogno di tre mesi di consumo di riso lavorato, mentre mediamente la quantità riportata da una campagna all’altra non supera un mese e mezzo di consumo (circa 120.000 tonnellate). Su questo aspetto rimando ad una recente analisi di mercato predisposta dal COPA - COGECA, dove sono contenuti interessanti dati e valutazioni storiche e prospettiche.

Passando ad esaminare i prezzi, non possiamo che ribadire come le difficoltà commerciali si siano acuite negli ultimi mesi e le reiterate richieste di intervento indirizzate in primis all'Unione europea siano rimaste lettera morta.

Da febbraio 2016 ad oggi i prezzi di mercato delle diverse varietà e tipologie di risone hanno subito un ribasso significativo. I risoni lunghi del tipo japonica hanno perso in media il 50% e gli japonica tondi e medi il 35%. Per quanto riguarda i risoni del tipo indica, nell’arco degli ultimi 15 mesi essi hanno perso il 16%, ma va considerato che nel loro caso i prezzi erano in discesa dal 2015 a causa delle crescenti importazioni dai PMA/EBA.

La contrattazione dei primi lotti di risone del raccolto 2017 non ha dato, al momento, elementi per affermare che sia in atto una inversione di tendenza. La conclusione è scoraggiante: continua la crisi di mercato del riso ed a questo punto si rischia seriamente di creare un vulnus per il futuro della filiera, perché i risicoltori potrebbero percepire in modo irreversibile che la coltivazione del riso non sia più economicamente sostenibile e che la svolta attesa da tempo stenti a concretizzarsi.

Le Istituzioni Ue sono restie a mettere in campo le invocate misure straordinarie per la stabilizzazione del mercato interno e per il sostegno del reddito dei produttori agricoli; ma noi di Confagricoltura non ci stancheremo di rivendicarle. Le recenti legge sul mercato interno che andrà in vigore all'inizio di dicembre 2017, con la possibilità di etichettare con la dizione "classico" il riso di varietà tradizionale e quella sulla origine obbligatoria (sui partirà il prossimo 16 febbraio) sono benvenute, ma c'entrano poco con la necessità di riequilibrare in breve tempo il traballante mercato del riso.

Da questo punto di vista servirebbe ben altro e soprattutto è necessario farlo subito, senza buttare all'aria altro tempo prezioso. 

 

Paola Battioli