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L'ITALIA NON E' SOLA A BRUXELLES NEL CHIEDERE SOLUZIONI PER LA CRISI DEL RISO
27.07.2017

L'ITALIA NON E' SOLA A BRUXELLES NEL CHIEDERE SOLUZIONI PER LA CRISI DEL RISO

Il Consiglio dei ministri agricoli europei del 17 luglio, l'ultimo prima della pausa estiva, è stato importante per i coltivatori di riso. Finalmente, si è concretizzata una alleanza comprendente tutti i Paesi produttori che chiede alle istituzioni di Bruxelles di intervenire velocemente ed efficacemente per fronteggiare una situazione che giorno dopo giorno diventa sempre più insostenibile e critica.

Infatti, l’Italia insieme a Francia, Spagna, Bulgaria, Grecia, Ungheria, Portogallo e Romania hanno sollecitato un intervento urgente alla Commissione europea per attuare misure a sostegno del comparto.

L'intesa tra i diversi Paesi membri è stata formalizzata questa volta non a parole, ma con un documento sottoscritto dai ministri dell'agricoltura, in occasione del Consiglio agricolo dell'Ue. Sono state formulate quattro diverse richieste ricolto all'esecutivo comunitario:

·         attivare la clausola di salvaguardia per le importazioni dai Paesi EBA e valutare la possibilità di rimuovere i vincoli che impediscono l’efficace applicazione delle misure di salvaguardia per le importazioni dai PMA e da altre origini nel Sistema delle Preferenze Generalizzate;

·         riconoscere la specificità del settore nella nuova Politica agricola comune;

·         potenziare modelli di etichettatura attraverso adeguate iniziative per aumentare il consumo del riso prodotto nell’Unione europea;

·         approfondire gli studi per valutare gli effetti che questi sistemi riguardanti i Paesi meno sviluppati e i Sistemi di Preferenze Generalizzate hanno avuto sui diritti sociali e dei lavoratori nei Paesi EBA, come anche le conseguenza ambientali dei sistemi di produzione locali.

Si tratta di punti sui quali da tempo la Confagricoltura si è battuta ed è per tale ragione che oggi esprimo soddisfazione e ringrazio i ministri dell'agricoltura dei Paesi firmatari, ai quali però rivolgo un appello pressante.

Non ci si deve fermare qui. E' necessario incalzare la Commissione europea e costringerla a prendere le contromisure che da tempo sono all'ordine del giorno, altrimenti la sofferenza della nostra risicoltura arriverà ad un livello insostenibile e tale da compromettere il futuro di molte imprese e costringerle a prendere decisioni drastiche.

Negli ultimi anni ci sono state importazioni eccessive, incontrollate e ritengo pure di tipo speculativo e tali da destabilizzare l'intera filiera. Anche alcuni industriali appoggiano la posizione agricola e chiedono, come ha fatto Riccardo Preve di Riso Gallo con una intervista concessa  lo scorso 18 luglio al Giornale Controcorrente, di prevedere dei limiti alle importazioni senza dazio dall'Asia. 

A tale riguardo si consideri come dal mese di settembre 2009, quando è iniziata la completa liberalizzazione delle importazioni dai Paesi Meno Avanzati (PMA), le importazioni totali di riso dell’Unione europea sono cresciute del 65%, raggiungendo il record di 1,34 milioni di tonnellate nella campagna 2015/2016.

Un dato che ci preoccupa molto è quello del progressivo incremento delle giacenze di riso in Europa, a testimonianza di una situazione di eccesso di offerta che non è facile da circoscrivere e dominare. Per la campagna 2016/2017, la Commissione europea si aspetta un livello record di giacenze finali di 586.000 tonnellate (equivalenti al 30% della produzione UE).

Pertanto, si vada subito avanti senza indugi ad attuare le richieste degli 8 Paesi membri produttori, iniziando magari, come è stato fatto nel 2015 e nel 2016 per l'ortofrutta, il latte ed i suini, con un pacchetto di interventi eccezionali, basato su diverse misure che vadano tutte nella direzione di sostenere i produttori e di favorire il riequilibrio del mercato.

Tenuto conto del livello al quale la crisi è giunta, sarebbero benvenuti anche degli aiuti di adattamento, magari anche con strumenti di tipo finanziario tali da dare sollievo ai problemi di liquidità delle imprese agricole.

Aspettiamo un segnale della Commissione che ormai non può più nascondersi e deve fare la sua parte, come in passato è accaduto per affrontare altre crisi settoriali.

 

Paola Battioli