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LE REGOLE UE SUL BIOLOGICO E LA QUESTIONE RISO
17.07.2017

LE REGOLE UE SUL BIOLOGICO E LA QUESTIONE RISO

A fine giugno scorso, la presidenza maltese del Consiglio dei ministri Ue, dopo diversi falliti tentativi, è riuscita in extremis, prima di cedere il passo al semestre condotto dall'Estonia, ad approvare la proposta del nuovo regolamento sull’agricoltura biologica.

Come commentato a caldo da Confagricoltura nazionale, l'accordo di Bruxelles è un duro colpo all’agricoltura biologica del nostro Paese. E' un compromesso che di fatto riduce gli standard di qualità a favore delle importazioni di prodotto biologico dall’estero.

Infatti, il regolamento potrebbe dare la possibilità di immettere in commercio prodotto biologico accidentalmente contaminato da fitofarmaci, introduce la deroga all’uso di ingredienti biologici per produrre gli alimenti bio, concede di poter coltivare le piante su substrati innaturali e non più solo sulla terra, esclude i distributori dal sistema di controllo.

Le conseguenze di questo abbassamento qualitativo della produzione sono inevitabili, la distribuzione, seguendo le richieste legittime dei consumatori, imporrà i suoi standard di produzione biologica e, di fatto, saremo costretti a pagarne i costi di certificazione, a seguire le regole degli altri anelli della filiera e a sostenere le spese dei loro controlli.

Un voto, quello di Bruxelles, che arriva pochi giorni dopo l’approvazione del decreto legislativo sui controlli del biologico che, di fatto, riduce l’efficienza del nostro sistema di controllo e sul quale Confagricoltura, anche grazie ad Agrinsieme, è intervenuta con una lettera inviata agli assessori regionali all’agricoltura e ai parlamentari delle Commissioni agricoltura e sviluppo rurale dei due rami del Parlamento, denunciandone i potenziali danni per il settore.

Colgo l'occasione dell'attivismo legislativo nazionale ed europeo per tornare su un argomento già altre volte affrontato in passato: la necessità di combattere i fenomeni di speculazione che avvengono nella filiera del riso biologico in Italia e nelle Ue, con la concorrenza falsata da produzioni che solo sulla carta sono biologici.

Si deve assolutamente trovare una soluzione, perché altrimenti le tensioni tra i produttori e l'impatto sul mercato diventano incontrollabili.

In Europa solo il 2% della produzione di riso è certificata biologica e l'Italia con il 67% è il paese che detiene la maggiore quota nello specifico segmento di mercato. Nel complesso nel nostro Paese si producono in media 40.000 tonnellate di riso biologico l'anno (produzione complessiva 1,6 milioni di tonnellate), contro volumi incomparabilmente più contenuti nel nostro maggiore concorrente e cioè la Spagna che produce in media 1.800 tonnellate e registra una offerta complessiva di riso pari a oltre 800.000 tonnellate.  

Un dato anomalo riguarda la Romania che produce 15.000 tonnellate di riso biologico, a fronte di una produzione complessiva di 40.000 tonnellate.  

La questione del falso riso biologico deve essere risulta per ripristinare una sana e leale competizione in un settore che già deve fare i conti con problemi molto gravi.

Si stanno verificando fenomeni allarmanti, come i furti di prodotti fitosanitari nei magazzini dei risicoltori in regime convenzionale che poi sono utilizzati dai produttori di falso riso biologico per la difesa della coltivazione. Poi ci sono le distorsioni indotte che il fenomeno produce, come quelle sul mercato fondiario, con offerte di canoni di affitto da parte di chi opera in regime di falso biologico che sono inavvicinabili dai coltivatori convenzionali.

I due recenti interventi regolamentari e legislativi sul biologico non risolvono la problematica indicata ed è per tale ragione che è opportuna un'azione immediata e seria da parte delle Istituzioni, per rimediare ad un lungo periodo di indifferenza.

Di recente, grazie all'impegno di Confagricoltura a livello nazionale, la problematica è stata posta all'attenzione di alcuni politici che manifestano una certa sensibilità nei confronti della risicoltura.

Il mio auspicio è che si possa finalmente agire nell'interesse dell'intera categoria di produttori di riso italiani ed europei.

 

Paola Battioli