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RISO: NON BASTA L'ETICHETTA DI ORIGINE
05.05.2017

RISO: NON BASTA L'ETICHETTA DI ORIGINE

La tragica situazione della risicoltura italiana ed europea di questi ultimi tempi lascia un insegnamento (sarebbe più corretto parlare di monito) che tutti gli agricoltori non dovrebbero dimenticare. La politica agricola europea ed a seguire quella nazionale e regionale non sono capaci, non dispongono degli strumenti e probabilmente non hanno la volontà per attuare le risposte risolutive che sarebbero necessarie a salvaguardare un settore in grave sofferenza ed a rischio di mettere in discussione la stessa sopravvivenza.

Il tavolo di filiera dello scorso 13 aprile, se ci pensiamo bene, ha prodotto un esito non all'altezza delle esigenze, per il semplice motivo che le azioni contemplate non sono velocemente attuabili, richiedono lunghi tempi politici e tecnici e, di conseguenza, le sofferenze delle imprese risicole sono destinate a prolungarsi.  

Il Ministro Martina ha proposto un primo piano di interventi articolato nelle seguenti azioni:

  • L'etichettatura d'origine obbligatoria per il riso, tramite un decreto che sarebbe pronto. Il provvedimento prevede che sull'etichetta del riso devono essere indicati il Paese di coltivazione e quello di trasformazione.
  • La richiesta ufficiale alla Commissione Ue di utilizzare la clausola di salvaguardia, per regolare le importazioni a dazio zero dai Paesi PMA. In attesa, il Ministro chiede l'attivazione di contingenti quantitativi alle importazioni di riso a dazio zero.
  • La sperimentazione della polizza ricavi per il settore risicolo, così come è stata attuata nel 2017 per il frumento tenero e duro. In pratica, un produttore agricolo di riso avrà la possibilità di sottoscrivere la polizza ricavo, pagando un premio alle assicurazioni rimborsato al 65% dall'agevolazione pubblica. Nel caso il ricavo per ettaro scenda del 20% rispetto alla media storica triennale, sarà erogato dalla compagnia assicurativa un indennizzo per la perdita di reddito.
  • L'avvio di una campagna di promozione ed di pubblicità, con uno stanziamento di 2 milioni di euro.

La nostra opinione, sostenuta anche dalle esperienze del passato, con le crisi della zootecnia e dell'ortofrutta, è chiara: tra quelle individuate, l'unica misura in grado davvero di invertire subito la tendenza negativa è l'attivazione delle salvaguardie previste nei regolamenti europei. Su questo punto però le istituzioni comunitarie sono refrattarie, perché per loro l'agricoltura non è una priorità ed è un settore che volentieri sacrificano sull'altare di altri interessi settoriali ed in nome di una apertura indiscriminata dei mercati che non tiene conto dei differenziali in termini di variabili economiche, sociali, ambientali e di sicurezza alimentare.

Quanto alla etichettatura di origine, essa può essere utile in prospettiva a medio e lungo termine, ma nell'immediato è chiaramente una soluzione inefficace e non suscettibile di assicurare i risultati che sarebbero necessari.  

Serve un diverso approccio che preveda due diverse tipologie di interventi. Il primo per ristabilire nell'immediato una situazione di equilibrio di mercato e ponga fine alla situazione di forte depressione delle quotazioni che pesano in modo acuto sui bilanci delle imprese agricole. Il settore non può permettersi il lusso di attendere altro tempo: occorrono misure di ristoro dei danni economici subiti, prendendo come modello le azioni che sono state istituite a livello comunitario nei tre settori colpiti dalla crisi del 2015 e del 2016 e cioè il latte bovino, i suini e l'ortofrutta.

Sono consapevole come sia difficile convincere e istituzioni europee ad attivarsi in tal senso, considerato che il riso è un prodotto che interessa solo una minoranza di paesi membri della Ue. Ma confido nelle capacità diplomatiche e negoziali dell'Italia, della Spagna e della Francia che sanno come ottenere risultati a Bruxelles.

La seconda tipologia di interventi deve guardare al medio e lungo termine, oltre l'emergenza del contingente e creare le condizioni di fondo affinché il settore possa essere salvaguardato dai fenomeni di instabilità importati dal mercato internazionale. Si deve agire in primo luogo sulla organizzazione comune di mercato e poi sulla politica di sviluppo rurale e sul governo dei rapporti nella filiera.

 

Paola Battioli