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VERSO UNA POLITICA FONDIARIA A LIVELLO EUROPEO
20.03.2017

VERSO UNA POLITICA FONDIARIA A LIVELLO EUROPEO

L'Unione europea sta eseguendo una riflessione politica, al momento a livello di Parlamento, sul governo del mercato fondiario e sull'agevolazione dell'accesso alla terra per gli agricoltori. C'è la minaccia avvertita in alcuni Paesi membri e segnatamente quelli dell'Est, ma serie preoccupazioni si levano pure dalla Francia, della eccessiva concentrazione del patrimonio fondiario in mano ad investitori che spesso sono ignoti.

I nostri amici francesi parlano con una certa preoccupazione del fenomeno della industrializzazione dell'agricoltura e del conseguente impatto negativo a carico delle imprese agricole a conduzione familiare.

I recenti studi condotti a livello comunitario indicano che il 50,6% della superficie agricola utilizzata in Europa è controllato soltanto dal 2,7% delle imprese. Dall'altro lato ci sono l'80% delle imprese agricole che possono contare su una quota di terreni pari ad appena il 12%.

Il divario si va sempre più ampliando, in particolare a seguito del fenomeno dell'accaparramento dei terreni agricoli da parte di grandi investitori stranierei (land grabbing).

Il suolo è una risorsa sempre più scarsa e non moltiplicabile. Pertanto non può essere considerato come una merce di scambio comune ed è minacciato, da un lato, dalla perdita di superfici agricole attraverso l'impermeabilizzazione, l'urbanizzazione e i progetti infrastrutturali, oltre che dalla concentrazione in grandi società di investimento.

Un'ampia diffusione della proprietà di terreni agricoli costituisce un principio di base fondamentale dell'economia di mercato e un presupposto importante per la coesione sociale di un'economia pubblica.

Le superfici utilizzate per fini agricoli rivestono un'importanza particolare per il bilancio idrico e il clima, nonché per la biodiversità e la fertilità del suolo.

La proprietà è il presupposto migliore per un utilizzo responsabile del suolo e una gestione sostenibile delle terre, oltre a favorire l'identificazione e contribuire alla permanenza delle persone nelle zone rurali.

Finora l'Unione europea ha utilizzato ampiamente le politiche dei mercati e quelle rurali, dedicando minore enfasi alla politica fondiaria. Il gap va ora colmato, con un intervento di regolazione tale da assicurare il buono e trasparente funzionamento del mercato delle superfici agricole sull'intero territorio comunitario, guardando con una certa attenzione anche alle aree difficili e marginali, nelle quali i fenomeni dell'abbandono e dello spopolamento sono sempre all'ordine del giorno.

Quali potrebbero essere i capisaldi dell'intervento dell'Unione europea in materia di politica fondiaria?

In primo luogo c'è bisogno di informazione e di trasparenza. Quindi servono azioni di rilevazione e di monitoraggio sul mercato, con la raccolta periodica di dati di qualità comparabile per quanto concerne il livello dei canoni e i prezzi fondiari di ogni compravendita. In tale contesto è utile anche eseguire un inventario comune dei terreni a livello europeo contenente tutti i diritti di proprietà e d'uso dei terreni agricoli.

Come seconda misura sarebbe opportuno intervenire con una operazione di riassetto fondiario, per migliorare la struttura del settore agricolo e favorire l'installazione di imprese vitali. In questo ambito dovranno essere considerati con una qualche priorità i giovani e le donne imprenditrici.

Come terzo intervento, l'Unione europea deve fare in modo che la politica fondiaria sia concepita in maniera tale da creare le condizioni per le imprese degli agricoltori di avere l'accesso alle risorse finanziarie e le necessarie garanzie per perfezionare i contratti di acquisto e di locazione dei terreni agricoli in condizioni sostenibili.

Penso in particolare, all'introduzione nell'ambito dei Psr di misure specifiche per l'accesso alle superfici agricole da parte degli agricoltori, con interventi in termini creditizi, di tasso di intesse e di garanzie pubbliche.

 

Paola Battioli